D’amore e di rivoluzione

Erano passate ore da quando l’ultima ambulanza aveva lasciato la piazza, ancora pienissima di feriti. Le strade erano state chiuse e chi era rimasto a terra era stato già identificato dai droni che volteggiavano nell’aria. Era deciso: nessuno li avrebbe soccorsi. Sarebbero rimasti lì. Il Ministro dell’Interno aveva diramato l’ordine di impedire alle ambulanze di avvicinarsi al luogo del massacro. Eventuali innocenti sarebbero periti. Era il prezzo da pagare per far morire certamente gli organizzatori della tentata insurrezione.

Marta e Philippe erano stesi a terra in una pozza di sangue ormai coagulato. Philippe delirava.

“Guarda Marta. Guarda quanto è bella Roma da qui!Ce l’abbiamo fatta, hai visto? Ci siamo riusciti!”. Philippe stava morendo. Philippe non capiva che era tutto ormai finito. “Quando uscirò dell’ospedale, ci faremo quel lungo viaggio che non ci siamo mai fatti.”. La ferita alla testa ormai rilasciava sempre più copiosi rivoli di materia celebrale tra le mani di Marta, che premeva, sulla ferita.

“Ho sonno!”

“No, Phil. Non dormire!Resisti ancora un po’. Le ambulanze avranno trovato traffico! Parlami ancora di quello che faremo dopo!” Lo implorava Marta, che ancora sperava nei soccorsi.

“Marta, io non….” Phil chiuse gli occhi. Fine. I suoi bellissimi occhi chiari erano divenuti grumi rappresi di sangue bruno. Il viso bianchissimo, ma ancora bello e ribelle. Le mani nelle mani di Marta, persero forza e ricaddero.

Marta lo baciò un’ultima volta, ma  non pianse neanche una lacrima. Era più la rabbia per quelle cariche e quelle pistole tirate fuori all’improvviso. Voleva vendicare la morte di  Philippe. Decise di entrare da sola. Prese una pistola che stava vicino a loro e fece per alzarsi. Improvvisamente, il dolore che sentiva sotto la gamba si acuì e divenne irresistibile, a tal punto da costringerla a ricadere per terra, praticamente immobile: un pezzo di lamiera le si era conficcato nella gamba ed era rimasto fermo fino a quel momento, bloccando l’emorragia dell’arteria femorale. Alzandosi, la lamiera si era spostata, liberando la via d’uscita al sangue. Sarebbe morta dissanguata di lì a pochi minuti.

Guardò Philippe e gli occhi le si riempirono di lacrime, l’unica cosa che era caldissima, di quel corpo che si faceva sempre più freddo.

Si voltò verso il sole al tramonto, chiuse gli occhi e si arrese.

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