Caffè.

Stesa su un fianco contemplava il giardino fuori dalla finestra. Sentiva le urla della gente, percorrere la Capitale.

“Dovremmo smetterla” urlò a qualcuno nell’altra stanza. “Mi sento sporca. La tua ragazza la conosco. Scusa, lasciala e scopiamo di tanto in tanto”. Si accese una sigaretta che ciccò subito a terra al lato del letto.

“Vabbè, ma IO la tradisco. A te che te ne frega?”. Entrò lui col pisello al vento e un vassoio col caffè.

“Mettiamola così: solidarietà femminile!”

“Daiiii! Che stronzata! Mica lo abbiamo previsto!” Appoggiò il vassoio sul letto e le baciò le gambe morbide e lisce.

Lei lo guardò in quel gesto e le venne spontaneo chiedergli “Ma tu un po’ di bene me ne vuoi?”

Lui smise immediatamente e la guardò terrorizzato.

“Stai calmo! Non mi sto innamorando di te! Che palle! Tranquillo! Niente coinvolgimento, Gianni!Mo esco dalla storia con l’amico tuo e di certo non ne voglio un’altra!”

“Trasudi emotività! E mi spaventi! Avevi promesso di non lasciarti coinvolgere!” la rimproverò.

Lei si alzò e andò alla finestra. Le gambe tornite. Il sedere rotondo. La pancetta pronunciata. I seni evidenti. Lui non potette fare a meno di guardarla. “C’è la manifestazioni dei Cobas! C’è un sacco di gente! Dovremmo andare anche noi!”

Lui fece un gesto reso molto eloquente dalla sua nudità.

Paola si fermò a pensare e, aspirando dell’altro fumo, gli domandò. “Perché io? Sono la ex del tuo amico. Sei fidanzato e sei felice. Almeno…questo è quello che dici!”

“Potrei farti le stesse domande:Perché io? Sono amico del tuo ex. Sono fidanzato. E sono felice”.

Già perché loro? “Sono cose che capitano!” Disse lei cercando qualcosa sotto il letto.

“Bene!”

“Bene!”

Lui si guardò intorno “Forse fare l’amore con me ti rende più vicina a lui, che praticamente non ti nomina neanche per sbaglio!”.

Lei lo fulminò. Ma forse era quella la ragione. “E per te?” Gli domandò.

“Forse faccio l’amore con te per capire perché ormai non ti nomina più neanche per sbaglio!”. E le passò la sua tazza di caffè amaro, senza zucchero.

Sorrisero complici.

“Abbiamo dato della motivazioni di merda alle nostre scopate!”

“Già!”

Erano le 7.00 ed entrambi avevano degli importanti appuntamenti. Lui si rivestì velocemente. E si diresse alla porta. Lei lo seguì per chiuderla senza farla sbattere.

“E piantala di fumare! Non mi piace il sapore della tua lingua poi”.

“Dovrebbe importarmene?”.

“No!”

“Appunto!”.

“Vattene! E salutami Marta!”

“Si si certo. Ci sentiamo domani!”.

Lei era ancora senza vestiti. Sbuffò guardandolo andare via. No. Non era più la sensazione della scoperta, quel sesso senza amore. Ora era qualcosa di logoro. Poi così proprio, senza nessuna emozione. Senza neanche amicizia. E, soprattutto, con motivazioni del cazzo. “Che palle!”. Il rimbombo della porta fece muovere i vetri della casa.

Poi, guardò un telefono che arredava quella stanza piena di cianfrusaglie: era uno di quelli vecchi, con la cornetta. Un sapore di antico la travolse. Un sapore di un tempo in cui l’amore arrivava sul filo del telefono, timido e impacciato, e doveva passare attraverso mille domande e traversie. Mille volte diverso dagli amori telematici. Non migliore. Semplicemente diverso.

Riprese a guardare fuori dalla finestra. Quel corteo. E le venne voglia di unirsi a quella gente determinata e forte che lottava. Ma era come se la forza che sentiva non aveva più corpo. Dov’era? Era rimasta a dormire sotto il cartone della pizza della notte precedente.

E poi, così, dal nulla, pensò al ragazzo dolcissimo del bar che, il giorno prima, le aveva offerto una rosa. Un piccolo bocciolo ancora in fasce. Un piccolo bocciolo di rosa rossa. Quanto erano ambivalenti: la piccolezza e quel rosso sangue. Lei si era sentita così bella. Dio!! Da quanto tempo non si sentiva così! E lui l’aveva guardata in un modo. Quanto le mancava quel modo di essere guardata!!

E lo immaginò in quella folla urlante e rabbiosa. Si, il giorno prima nei suoi occhi aveva letto mille passioni, mille fulgori e mille saette. La sua timidezza e la sua tenacia. La piccolezza e il rosso sangue.

Tutta la noia di quella notte e di quelle stronzate mattutine sparì all’improvviso. Si vestì e fece le scale saltellando, come non capitava da anni.

Passò dal bar. Lui era lì. Piccolo e, quando la vide, perse un momento l’equilibrio dei piatti. Paola rise e provò una tenerezza così profonda. Quanto si sentì viva!

Entrò “Buongiorno!!”

“Buongiorno a te! Cosa ti porto?”

“Caffè….”

“Caffè amaro, senza zucchero!”

Lei sorrise. Arrossì. “No! Quello per stamattina già l’ho preso! Portami un caffè macchiato con del cioccolato. Oggi facciamo una cosa diversa!”. E strofinandosi il naso sussurrò “Oggi è un bellissimo giorno diverso!”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...