Bilancio ad un mese dalla laurea (ma soprattutto bilancio pre-natalizio)

Dunque. Poco più di un mese fa la mia vita universitaria si è conclusa, in un modo che posso definire soddisfacente. Non so fino a che punto sia positivo, plausibile o probabile che io faccia un bilancio. Ma tant’è! Chi se ne frega del giusto o meno!

Due sono le cose sconcertanti che mi sono capitate dopo la laurea:

– mi manca studiare. Avete presente quel momento liberatore della proclamazione? Quel pensiero che ti attraversa il cervello con “adesso brucio la tesi, il vestito, la corona, il vassoio dei dolci e fuggo su un’isola deserta ai Caraibi”? A me è durato due…dico due giorni…il tempo delle ripresa dalla sbronza della festa. Dopo di che è cominciata la fase del “DEVO RECUPERARE TUTTO CIO’ CHE NON HO STUDIATO IN QUESTI ANNI”. Una specie di impresa titanica, insomma;

– scoprire il panico da compilazione “form” e/o “moduli telematici”: in particolare me ne è capitato uno dove “hai trenta minuti per completare la pagina. In caso contrario la pagina scadrà”. Le gambe tremano e parte anche la gocciolina di sudore giapponese.

La vita del neolaureato….o meglio della neolaureata in questo caso è d’attesa. Una condizione di limbo fatta di giornate altamente depressive, in cui ti scorre tutta la vita davanti e ti partono a loop le grandi domande esistenziali (peggio padre se si laurei in filosofia…e la sottoscritta ne sa qualcosa…) e giornate in cui ti senti 10 anni di meno e sei pronto a spaccare mondo e culi. Un’attesa che può anche diventare estenuante, perché invii curriculum che magari non riceveranno mai risposta, fai progetti per realizzare i quali hai bisogno di soldi….vagonate di soldi, ma per farli (o quanto meno per annusarli) hai bisogno di quelle risposte che non arrivano.

A un mese dalla laurea sento ancora tutto l’ottimismo di quel giorno, per fortuna. E vedo di darmi da fare con l’inglese (i murt su!) e con lo studio. E  Si. Quando hai studiato quasi tutta la vita non è che puoi smettere. Anzi. Forse studio più ora di quanto non abbia mai fatto prima. Perché è uno studio anarchico, ne senso più politico, pregnante e concreto del termine: è uno studio libero.

E allora cari lettori, fatemi tanti in bocca al lupo e sosteniamoci a vicenda. So di non essere l’unica in questo limbo. In questa pseudonullafacienza della quale non possiamo fare altro che coglierne le potenzialità, restare soli e non parlare con chi sta vivendo la nostra stessa condizione, è una gran sciocchezza. E allora vi invito a commentare numerosi questo blog, che, prometto, prima o poi avrà argomenti più degni della laurea che ho conseguito. Discutiamo, parliamo e non lasciamoci andare alla tristezza. Avrebbero vinto loro. Quelli che ci vogliono nostalgici e arresi.

Hasta siempre!

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