Un uomo piccolo piccolo (ispirato ad un pezzo e allo stile di Ascanio Celestini)

Un giorno un uomo piccolo piccolo camminava per le strade della sua città grande grande. Era molto molto sporca la sua città: c’erano cartacce, bottiglie e tante cose poco igieniche nella sua città. Lui camminava e si arrabbiava tanto: sbatteva i piedi per terra, imprecava e le persone lo vedevano con reverenza e timore perché era così bravo a urlare e parlare alla loro pancia. Poi camminava, camminava e vedeva delle persone con una pelle strana che parlavano con la voce un po’ più alta, che non erano della sua città grande grande, ma neanche della sua nazione pericolante pericolante, e che lavoravano a scaricare le casse della frutta. Quell’uomo piccolo piccolo, che non lavorava perché era tanto ricco, aveva tanti amici che non lavoravano, ma che, a differenza sua, non potevano neanche mangiare, e lui si arrabbiava tantissimo perché vedeva quella gente dalla pelle strana, di cui non sapeva nulla, che lavorava. E poi vide uno di loro fumare. Allora si avvicinò e gli spense la sigaretta sulle mani e gli urlò nell’orecchio, dicendogli che se poteva permettersi le sigarette voleva dire che guadagnava tanti soldi, invece i suoi amici dalla pelle uguale alla sua non potevano mangiare. Per poco quell’uomo piccolo piccolo non stava per finire a dormire per tanto tempo per terra, perché l’uomo con la mano ferita e la pelle strana stava per dargli una carezza molto pesante dietro la testa, se non fosse che altri uomini, tutti vestiti eleganti e con le insegne della sua nazione, si avvicinarono e, sentendo l’uomo piccolo piccolo urlare, non capendo nulla, ma certi che avesse ragione perché aveva la pelle uguale alla loro, arrestarono l’uomo con la mano ferita e la pelle strana, che di certo aveva fatto qualcosa di illegale per farsi male e per far arrabbiare così tanto quell’uomo piccolo piccolo.

Nella città dell’uomo piccolo piccolo bisognava eleggere i nuovi capi del municipio. L’uomo piccolo piccolo aveva tante idee per sistemare le cose, per sistemare gli amici che non potevano mangiare, e anche tante idee in generale. Poi l’uomo piccolo piccolo era tanto bravo a urlare, quindi doveva essere bravo per forza, doveva farle per forza le cose che diceva. Quell’uomo piccolo piccolo si fece aiutare da alcuni amici con tanti soldi, perché i suoi soldi non bastavano per aiutare tutti gli amici. E allora disse a questi amici con tanti soldi di dargli una mano a diventare il nuovo capo del suo municipio. E così nel suo municipio tutti votarono per quell’uomo piccolo piccolo, che intanto si era anche acculturato e parlava delle cose strane del cielo, delle cose strane nei cibi, però non ci capiva assai. Allora chiedeva aiuto ad alcuni scienziati che piacevano a lui e che gli davano ragione, se però non gli davano più ragione perché volevano essere bravi scienziati, si incazzava, gli urlava addosso, e li cacciava dal municipio.

Poi gli amici con tanti soldi gli dissero che però loro pensavano che doveva arrivare più su del municipio, perché doveva fare tante cose per loro e per gli amici che non mangiavano. Allora decise che voleva arrivare alla nazione pericolante pericolante. Così si vestì ancora più bello, e leggeva i libri, e si acculturava. Poi studiò meglio la pancia delle persone. Faceva infatti gli esperimenti: urlava una cosa e segnava quanto le persone saltavano, esultavano e si contorcevano per quello che diceva. E le cose che più facevano questo effetto le scriveva su un papiro lungo lungo che faceva arrivare a casa delle persone con dei piccioni piccoli piccoli chiamati bit.

Però non sapeva, quell’uomo piccolo piccolo, che come lui c’erano davvero tanti uomini piccoli piccoli che volevano comandare la nazione percolante pericolante. Erano come lui. E nessuno di loro sapeva di essere come l’altro. Qualcuno urlava meno. Qualcun altro aveva la raucedine. Altri parlavano tanto tanto bello, forbito ed elegante. Ma erano tutti uomini piccoli piccoli. Quell’uomo piccolo piccolo temeva soprattutto quelli che parlavano bello, forbito ed elegante. Perché anche quelli, soprattutto uno, aveva studiato la pancia delle persone. Eh ma l’uomo piccolo piccolo era più vecchio di quelli che parlavo bello, forbito ed elegante! E allora quell’uomo piccolo piccolo era ancora più arrabbiato e spaventato e i suoi piccioni piccoli piccoli viaggiavano ancora più veloce. E una volta quell’uomo piccolo piccolo incontrando gli uomini che parlavano bello, forbito ed elegante, stava proprio per spaccargli la testa, eh!

Intanto, fuori da dove fanno a botte tutti questi uomini piccoli piccoli, ci sono tante città piccole piccole o grandi grandi che sono davvero belle, con tante persone grandi grandi, ferite e con pelli diverse, con tanti cervelli intelligenti intelligenti, che stanno morendo o che stanno andando via. Ma tutto questo agli uomini piccoli piccoli, non importa.

E allora questa storia la finiamo con un bel sogno e un desiderio: che arrivi il momento che tutti questi uomini piccoli piccoli ricevano una carezza pesante pesante da tante persone grandi grandi, ferite e con tante pelli diverse e quegli uomini piccoli piccoli diventino ancora più piccoli, talmente piccoli da scomparire in una mano, come i granelli di sabbia che si porta il vento forte forte che batte d’inverno sulla nazione pericolante pericolante.

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