Rinascimento (?)

Sputo gli occhi fuori da una finestra, su una strada tetra, rabbiosa e triste, metonimia della città del fuoco, figlia dell’indifferenza e del silenzi dei suoi gnomi.

L’accendo, quella bastarda lunga e acre, che mi scivola in gola, fino in fondo. Sono assetata di quel fumo che riempe le pareti. Una metafora scontata, evidente, sintomo, forse, di una mancanza. Fanculo. Fumo te, stronza. Qualcuno direbbe che sublimo. E sublimiamo. Non voglio altro. Ora. Voglio sublimare perché sono in attesa. Sono incita di qualcosa di più grande.

Le stelle di questa notte guardano me, solo me, e il risveglio flebile della leonessa. Dorme da troppo tempo, quell’idiota. E’ lì, ferma in un angolo, tenuta a bada dalle iene, che si cibano dei suoi avanzi, dei suoi ricordi. Le staccano anche qualche pezzo di pelle, alle volte. Giusto per ricordarle che loro sono più forti. Eppure, quando rialza la testa, mi guarda severa, ricolma di rabbia, odio e rancore, verso chi la mise a tacere. Verso la paura che la imprigionò nel torpore. A volte pare che possa ritornare a sbranarti, a riprendersi quello che vuole, con la reale forza della sua mole e della sua volontà. Ma poi si accascia, cinica e arresa.

Guardo il cielo e invoco un qualche dio della guerra, perché la liberi. Perché mi liberi. Ma non c’è libertà per i vili. Non c’è libertà perché le leonesse in gabbia a volte ci vanno da sole. Chiamano le iene a cibarsi di loro stesse.

Brucia quella sigaretta. Brucia anche le mie mani. E manda fumo negli occhi della leonessa, che, infastidita da suo stesso disfacimento, si divincola e ruggisce. Ma non si rialza. Il torpore le ha inamidato le zampe e rimane ferma immobile.

Il cielo di stelle rende meno cupa questa notte di inizio primavera. Una primavera fertile e dalle grandi promesse, ma anche dalle grandi assenze. Ma la primavera non è tempo di bilanci. La primavera è tempo di rinascita. E allora prego quel dio della guerra perché infiammi questa leonessa intorpidita e muta, ridestata tristemente solo dalla sublimazione di una mancanza. Stop.

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