Baris Zamani

Era un perfetto giorno d’estate, di quelli che mi facevano impazzite per il caldo del mio Sud, quando incontrai Baris Zamani. Così si faceva chiamare. Non capii subito quel nome perché la mia ignoranza si ergeva fulgida sopra di me e mi copriva occhi. Lo incontrai come si incontra qualcuno che non vedi da moltissimo tempo di cui non conosci più il volto, ma che sai vagamente di conoscere. Eppure, in verità, era troppo lontano il tempo e lo spazio dei nostri incontri perché io potessi umanamente ricordarlo.

Ero su quella panchina all’ombra di un pino sul lungomare, panchina che avevo eletto a casa nei giorni in cui la mia casa di mattoni diventava troppo stretta e mi mancava il respiro. Si avvicinò e sedette accanto a me. Gli sorrisi e mi ricambiò. Poi cominciò ad osservarmi. Sentivo i suoi occhi scrutarmi, curiosi e insistenti. Resistetti pochi minuti a quello sguardo indagatore così mi voltai per dissuaderlo, ma lui insistette a guardarmi. A guardare i miei capelli, ormai divenuti lunghi, fluenti e semoventi al vento e dal grigiore diffuso, che denunciava una giovinezza dello corpo in evoluzione.  “Sei bella!” Esclamò. “Sei bella come allora!”. Sobbalzai vedendo la sua totale e improvvisa nudità. E mi alzai cercando di allontanarmi di corsa. Ma lui mi fermò con uno sguardo dolce. “Sono qui perché mi hai chiamato. Oggi. Finalmente! Ti aspetto da decenni. Sei pronta ora. ” Non potevo muovere un passo e il cuore cominciò a battermi a mille per un misto di paura e curiosità. ” Non sono pronta per niente. Non sarò mai pronta per nulla delle cose che tu vorresti donarmi.” Le parole mi uscivano senza passare dalla testa. Non ricordo cosa dissi. Posso scriverlo solo perché l’ho trovato scritto con una penna d’oro sul libro che stringevo tra le mani.

Poi un vortice si aprì sotto di noi. “Sono venuto per restituirti ciò che non c’è più. Il tempo passato, l’amore perduto, gli amici di un tempo, le persone irreversibilmente andate via, gli errori non ancora commessi. Potrai avere tutto indietro. Gettati e rivivi.”. Fui pervasa da una gioia incontenibile. Giunsero anche le rigeneranti nuvole a coprire quel sole bastardo che mi bruciava la pelle. Piovve e io con il cielo, piansi di contentezza. Finalmente era giunta la ricompensa per il mio dolore ormai divenuto insopportabile e insopprimibile, che il tempo non riusciva a lenire, nonostante i miei sforzi. “Giuro! Vivrò la vita così come doveva essere vissuta. Ora lo so. Così come merito.” Baris Zamani sorrideva della mia gioia, ma i suoi occhi erano lucidi di lacrime. Stavo per tuffarmi in quel meraviglioso vortice in cui rivedevo tutto il perduto così vivo e vivente che non vedevo l’ora di andare a riprenderlo, quando vidi quelle lacrime.

Ancora una volta le parole uscirono da sole “Devi essere felice per me. Perché piangi?”.

“Sono felice per te. Ma non sai che c’è un prezzo!” Mi rispose dolcemente.

E quel vortice mostrò le lacrime, il dolore, le urla di quell’allora. Si palesò in tutta la sua irreversibilità. Vomitai. “Non commetterò di nuovo quegli errori!”

“Non potrai evitarlo. Non lo saprai che erano errori, se mai lo sono stati davvero!” Suggerì Baris Zamani.

Allora lo supplicai di farmi rinascere, di azzerare la mia vita, di riprendersela. Ma lui mi accarezzò e tacque.

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