Metà Portogallo

Siamo a metà di questa piccola grande avventura. Penso di aver vissuto più vita questo mese e 14 giorni che negli ultimi anni.

Una casa con 14 persone “perto o centro de Braga”. Il primo sogno che si realizza. Faccia euforica in mezzo a tante più o meno preoccupate, causa precedenti esperienze, io, che devo per forza trattenere la gioia che mi pervade per questa piccola “comune” organizzata. E mi ripeto tremilavolte che non devo fare come al solito, che non devo entusiasmarmi subito, perché siamo tante teste diverse, che le tensioni saranno inevitabili, che gli idilli finiscono. Ma il mio viso, trasparente come al solito, si scioglie in un sorriso inevitabilmente ebete e beato.

Parlo. Parlo tanto. Racconto tutto di me. Come se parlassi per la prima volta in vita mia. Riverso addosso a questi sconosciuti tutta quella che sono. Gli regalo tutto. Più o meno accolto. Ma va bene così. Io sono questa.

I viaggi e le gite. Bestemmiare in tutte le lingue per non avere una guida con me e reimparare a farsi guidare. Lisbona, a perdifiato per vederla in 3 giorni scarsi, dormendo in 10 persone nella stanza di un ostello del centro. Lisbona maestosa, antica, clericale e regale. Lisbona con i suoi cantori di fado improvvisati in un locale sperduto dell’Alfama. La Lisbona dei poeti, dei re e dei naviganti. E poi Barcelos, Guimarães, Viana do Castelo:  le mille vite del Portogallo.

La lingua. Una lotta quotidiana di parole che non hai e che senti per la prima volta. La madre di questa bellezza che mi circonda. Gente che parlando sembra cantare sempre, con un’eleganza e una gentilezza che si materializza in coloro a cui chiedi indicazioni se ti perdi e scendono dalla macchina per accompagnarti. Una lentezza di vita che ti avvolge e di invita alla serenità.

E poi. Le serate che finiscono all’alba. Ballare follemente e liberamente come non è accaduto mai. Ballare illimitatamente e incoscientemente in questo pezzo di vita che di avere 28 anni “con la testa sulla spalle” non ne vuole sapere. Scoprire l’amore per il weekend dopo una settimana a lavoro. Croce Rossa Portoghese, Centro di alloggiamento temporaneo. Io, che fui crocerossina metaforica e mi ritrovo ad esserlo nel vero senso della parola, sebbene per poco. E fanculo, Karma.

“A minha terra” è più mia che mai. In una terra sorella della mia mi ricordo ogni giorno quanto la amo e quanto la odio. Leggere dell’Italia, della politica e arrivare alle lacrime più di una volta. Ricordarmi anche per questo sempre di più quello che vorrei riprendere ad essere e quello che vorrei tanto e intensamente diventare.

E adesso si continua. Con il primo segno del cambiamento: il compleanno a sorpresa della piccolina di casa festeggiato tutti insieme prima che un pezzo della “nostra famiglia portoghese” venisse portato a Barcelos per una nuova avventura. E alle mie spalle, mentre scrivo queste parole, si parla inglese con il nuovo arrivato.

To be continue…..

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