Giornate di luglio. Del valore dell’errore.

Seduti. Una accanto all’altro. Ci separano 21 anni. E’ un bambino tutte lentiggini. Devo fargli da maestra in questa torrida estate pugliese. Il piccolo ha l’accento della provincia friulana. Italiano, matematica e tabelline tutto quello che si potrà fare di qui ad agosto. Io e i bambini non siamo mai andati molto d’accordo. Però ci provo. Devo improvvisare. L’istinto della cacciatrice mi spinge a seguire le tracce di tutti gli eventuali danni fatti da una scuola ormai distrutta, giunta, proprio in questi giorni all’ultimo assalto che giunge in un finto cavallo di Troia fatto di assunzioni e qualche altro contentino.

L’italiano è una lingua difficile. Lo è per chi scrive abitualmente e magari ha anche tanti anni di esperienza. Figuratevi per un bambino, figlio di questo tempo in cui le penne, veicolo del pensiero che si concreto su un foglio, stanno per lasciare il posto ai tablet e l’inglese in qualche modo spinge per i propri diritti di cittadinanza nel mondo. Al primo errore vedo la vergogna che lo pervade. Fa un gesto improvviso con la testa, quasi a volersi scrollare di dosso quella vergogna, a ricacciarlo indietro. Freme tutto e ripete ” Ho sbagliato. Ho sbagliato”. Nulla può il mio dirgli ” Stai tranquillo. Non è successo nulla!”. Forse è solo timido. Forse semplicemente non mi conosce. Però la reazione di questo scricciolino mi colpisce nel profondo.  ” Di cosa hai paura?”. Mi guarda e ride. Gli faccio prendere un foglio. Lo faccio scrivere. Tento di non dirgli mai “Bravo!”, una parola oppio che crea dipendenza. Piuttosto ” E’ giusto! E’ corretto!” perché in qualche modo va distinto il correttamente scritto dallo sgrammaticato. Scrive piano piano. Aspetta che lo approvi, passo per passo. “Scrivi prima. E poi vediamo”. Non possiede il correttore. Penso “Che fortuna!”.  Scrive scorrettamente qualche parola. Gli faccio mettere una grande X sopra, non prima che abbia capito da solo dove ha commesso un errore. “Guarda quella X. Vedi. Poi correggi. Non è successo nulla. Stai imparando”. E’ più sereno. Sono contenta. La sua testina ad ogni sbaglio continua a vacillare. Ma è più tranquillo. Quasi quasi sottolinea le sue X con più entusiasmo. Mi piace pensare che cominci a capire che nessuno lo giudicherà e che deve sbagliare quanto più possibile per imparare.

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