Successe.

Accadde in una giornata di maggio che sembra già una vita fa. Il primo sole pomeridiano che riscaldava già troppo. Infinitamente troppo. Una vecchia vita che si riproponeva diversa e nuova. Nessuna aspettativa. Cominciò così.

Accadde che le parole da essere dieci si fecero cento, e poi mille e poi un milione di parole. Parole diverse. Parole che non sentivo da tanto. Una boccata di ossigeno nell’ asfissia del tempo presente e vuoto.  Mai fui così muta. Mai la mia lingua, in un misto di frustrazione e ammirazione, si fece così asciutta. Le labbra, invece, non fecero seguito.

Accadde che si smosse tutto ciò che non si doveva smuovere. Lo sapevo. Sapevo che camminavo sulla corda degli acrobati principianti. Li vidi tutti i cartelli di pericolo: ne era tappezzata la strada sotto di me, talmente evidenti da essere violenti alla vista. Chiusi gli occhi. Mi arresi. Tanto era troppo tardi già da quel primo sole di maggio.

E caddi. Felicemente caddi.

Alterno giorni di gioia a giorni di angoscia e rifiuto del mondo. Ed è così che sul finire di una estate di liberazione muoio ancora, rinascendo nuovamente, in un dolore forte, ma vibrante che imprigiona gli occhi. I miei occhi di una luce nuova. Dolenti, ma sapienti della loro ritrovata visione.

Accade che domani sarò sola, ma la mia linfa sarà con me e dovrò solo nutrirmi del suo nutrimento.

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