Ci ricordammo tardi

Ci ricordammo tardi di chi ci aveva amato. Un tempo infinito sprecato a cullare il nulla dell’attenzione date a vuoto.

Ci ricordammo tardi di quanto sarebbe stato doloroso, insormontabile e lancinante il sapore della perdita, perché quando avemmo finito i nostri affetti vani, non restò nulla della realtà, che, scaltra, fuggi a nascondersi in attesa di buoni motivi per tornare a fingersi ora.

A stento,
corremmo ad abbracciare le amate viscere, i corpi inermi di chi andò via lontano, senza poter fare ritorno. E ciò che resta è l’immagine sbiadita nella mente, che si fa flebile, vago simulacro nella memoria.

Non può più pronunciare l’Io sono. Eppure c’è. Nell’agire del quotidiano. Nel progetto dello straordinario.
Alimentando il tempo della vita con lo sguardo del desiderio che mai fino all’ultimo abbandonò.

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