Albe interrotte

A volte lei ricompare. Lei, Dora, che mi fece sentire sporca, nel suo moralismo bigotto portato alla nausea. Giudicante allo schifo, Dora aveva una fede classista, cattiva e vittimista. Le sue parole erano di una pudicizia oscena. Eppure le restavo accanto, difendendola dal buonsenso del mondo, assecondandola, giustificandola. Lasciandola essere senza ricordarmi di essere io

Ma puoi ucciderti fino ad un certo limite. Prima o poi qualcosa reclama il suo legittimo esistere.

E io cominciavo a sbocciare nelle mie curiosità. In nuce si vedeva tutto, sebbene con un ritardo che ancora chiede vendetta. Furono i vent’anni delle ansie e dei giudizi. Vent’anni di un biglietto per Londra, fatto di nottate a lavoro e palloncini di compleanno. I vent’anni dei Mondiali. I vent’anni di quel ragazzo democristiano che convertì ad esserlo meno, a botta di risate, dolcezze e chiacchierate fino alle 3 della notte di un inverno gelido. I vent’anni di un cornetto e una battuta sfacciata e ridente nel bar in centro, che accese luci di desiderio. L’uomo del destino e il coglione arrogante del “Ma tanto che ci vuole? Lettere è facile”. Piccolo omuncolo…stai dicendo che ti scavi dal cazzo di questo Paese da una vita e stai sempre qui a rompere le palle a chi lavora per renderlo un posto migliore!

Dicevo. L’uomo parecchio più grande di me. Dora non seppe nulla fino al giorno dopo. Lo stimava quell’uomo. Era un uomo della TV. Aveva forse 35 anni all’epoca. Io ero una bambina. Una bambina di vent’anni molto curiosa.

Ettore. Ettore mi porta in soffitta a vedere i palazzi del paese vecchio in una casa non sua, il cui ospite aveva una nomea opinabile. Stesi sul divano, Ettore si gode i miei baci. Ettore ha una barba foltissima. E’ un bellissimo uomo. Parla di cose che amo. Combatte per tutto ciò che amo. Mi guarda intensamente mentre la luna entra nella camera. Io non li so ancora reggere quegli occhi così. “No, Ettore! A pugno chiuso sbagliando il braccio….ma devo dirti di no!”. Baciami Ettore, ma lascia che vada: a vent’anni non arrivo mai fino in fondo alle cose. A vent’anni gioco. Ed Ettore mi bacia all’angolo di casa e va.

E’ un’alba calda. E io sono felice. Fantasticamente incosciente e fantasticamente felice.

Dora seppe solo il giorno dopo, dai miei racconti ad occhi brillanti. E riuscì a distruggere tutto: ” Davvero? Ma come? Tu con uno, che non sia legittimamente legato a te?!”. Si, Dora. Perché?. ” Ma tu….tu….tu non hai più i miei stessi valori! Non credo che si possa più uscire insieme come prima”. E’ probabile che rimasi esterrefatta. Che cazzo voleva dire? Che cazzo significava? Tuttavia le dissi “Si, hai ragione! Scusa!” e consegnai in pasto al nulla l’ennesima parte della mia libertà, di pensiero, parole, opere e omissioni. Ma avvenne qualcosa di più . Perché quel giorno Dora aveva cominciato a suicidarsi in me. Una lenta, troppo lenta davvero agonia.

Dora ce ne mise di tempo per morire. Forse altri 5 anni: un tempo lunghissimo perché io non dovevo esistere e lei era lì perché io non fossi. Me l’ero messa accanto perché mi facevo paura e io non dovevo fare paura a nessuno…dovevo essere buona,bella e brava. Le tre b del cazzo. Era tutto ciò che potevo avere accanto per controllarmi, controllare, gestire, veicolare quella mia voglia di vivere una vita diversa dalla noia mortale a cui mi condannavo per paura di perdere quel poco che avevo. Una vita diversa in qualunque modo, in qualunque senso. E lei era l’espressione più totale e completa di “Ma poi la gente cosa deve dire?.  Una cosa così schifosamente provinciale. Così schifosamente violenta.

Sì. Alle volte è come se Dora risorgesse. Si reincarna, quella grande merda. Le sue pretese cominciano a toccare le corde del senso di colpa, del dovere e della reverenza alla sacrosantissima……

Ciao Dora! Si, tutto bene. Si sto bene. Va bene sto zitta. Lo so che non sta bene, non è educato. Si, Dora. Scusami, Dora. Hai ragione tu Dora. Ok, Dora. Va tutto bene.

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2 risposte a Albe interrotte

  1. Vix ha detto:

    Dora non risorge, appartiene ad una dimensione che non è più tua, fa parte di un passato che non può, non vuole e non deve tornare. Sei più forte di quella bambina di vent’anni, puoi dirle di stare zitta e continuare a fare le tue scelte senza bisogno di lei.

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