Post referendaria. Quasi tutto quello che non ho detto finora.

Mi sono spesa pochissimo per questo referendum, a differenza di quello precedente. Più che altro in privata sede anziché sui social. Molto banalmente perché sono stati due mesi di cambiamenti radicali, trasformazioni ed eventi assolutamente inaspettati, e come al solito qualcosa si perde per strada e non si riesce a stare dietro a tutto. Soprattutto perché questo tutto è qualcosa di estremamente delicato ed importante e a furia di dire ” Leggo e studio tutto domani, e ci scrivo qualcosa!” è arrivato il 4 dicembre quasi senza che me ne accorgessi. E quindi ho letto e studiato il leggibile e lo studiabile e mi sono fatta la mia idea, sulla scorta anche degli interventi di costituzionalisti che avevo ascoltato.

È stata una campagna referendaria estenuante e martellante, che anche la più dispersa delle frazioni del più piccolo comune, ha vissuto. Questo ha determinato un risultato importante, dal mio piccolo punto di vista: un coinvolgimento totale dell’intera popolazione. Innegabile, secondo me, che dopo anni di menefreghismo radicale, questo 68 % di affluenza sia qualcosa di positivo. Sintomo che se gli strumenti comunicativi sono indirizzati a portare a conoscenza le cose, una risposta arriva. E una risposta arriva anche forte.  Chiaramente non sono un’ingenua romantica che si illude che tutti siano andati a votare totalmente consapevoli. Come spesso accade, la retorica e l’appartenenza anche solo emotiva a delle idee spinge a votare in un senso o nell’altro ed entrare nel merito era, mai come in questo caso, tuttavia, necessario. Ma dico semplicemente che sono state messe in circolo idee, posizioni, articoli, discussioni e a questo la risposta è stata : “Prendo posizione, vado a votare!”, anche da parte di gente che probabilmente non andava a votare da anni.

Credo questo sia importante! Ritengo questo sia il dato cardine di questa votazione: il coinvolgimento, la partecipazione ecc.

E ora sento la necessità di dire delle cose da quella parte del fronte del NO che certamente non si riconosce in Grillo, né tanto meno in Salvini e parenti stretti.

La chiave di volta sono le ragioni che muovono verso una polarità all’interno di una scelta dicotomica. E per rendere le cose più semplici userò una metafora. C’è un dolce, buonissimo, migliorabile senza dubbio, ma buonissimo. Mio padre ha deciso di metterci il burro invece dell’olio. A me il burro fa proprio schifo. E’ indigesto, non lo reggo, il mio intestino lo rifiuta. Mia madre no. A mia madre il burro in fondo in fondo piace, perché alla fine “Dai! Che sarà mai il burro al posto dell’olio?”. Però il dolce l’ha fatto mio padre e quindi per principio, o per voglia di riprendersi il potere della cucina,  non le sta bene. Quindi entrambe, in una ipotetica votazione, diremmo No al burro e sì all’olio. Ora, ditemi…siccome mia madre ragiona in un modo scorretto, io devo essere d’accordo con mio padre che ci ha messo il burro? Io a mio padre avevo anche proposto l’olio di girasole…ha detto no.  Mio malgrado mi trovo alla parte di mia madre. Ora ditemi…perché avrei dovuto turarmi il naso per l’ennesima volta? Perché? In nome di cosa? Del male minore? Siamo sicuri? Mai più! Non lo farò mai più perché mi ricordo ancora il mal di stomaco di quando nel 2008 votai PD. Qualcuno fece un video con le istruzioni per guarire i Piddini anonimi…divenne per me una bibbia.

Mi ha mossa la convinzione che una riduzione della rappresentanza, non sia questa gran figata, e che se volevi ridurre i costi della politica e degli sprechi pubblici facevi tante piccole manovre molto molto più sostanziali ed evidenti: riduzione degli stipendi, distribuzione oculata delle risorse, senza arrivare al qualunquismo dei vari “Tutti a casa” o de ” 1000 euro al mese per i Parlamentari”, che a Roma ci campi si e no un mese.

Mi ha mossa al No il fatto che riportare la centralizzazione statale su opere che sono potenzialmente deturpanti per il nostro territorio, non mi piaceva proprio. Anche perché chi si illudeva che la sanità sarebbe passata a livello statale deve sapere che sarebbe rimasta in mano alle regioni. E quindi qui, Puglia, ce la sognavamo in ogni caso la sanità della Lombardia, per esempio. Mentre invece “opere strategiche” attinenti all’energia e i trasporti sarebbero tornate allo Stato. Beh…in epoca di Tav e Ponti sullo Stretto, più scadenze varie ed eventuali delle concessioni a proseguo delle attività estrattive…non so quanto mi sarebbe piaciuto tutto questo. Per quanto demonizzate, le regioni hanno ancora una loro importanza e sono il ponte più immediato per far sentire la propria voce. Senza chiaramente arrivate alle bandiere secessioniste e leghiste!

Per i referendum la soglia delle firme si alzava, e poi…cosa significa che il quorum sarebbe stato calcolato in base alle elezioni precedenti? Cioè rinunciamo palesemente alla possibilità di informare, di portare gente al voto?

Senza parlare di un Senato che in base al calcolo della legge elettorale corrente avrebbe avuto un evidente spostamento verso il Nord. Siamo sicuri sicuri che da queste parti ci andava bene? Che rappresentanza è?…”Ma la legge elettorale l’avrebbero cambiata!” e qua si apre la voragine dei faremo e dei non faremo.

L’arroganza del potere,  di cui questa classe politica, tutta,  è espressione, ha fatto montare sotto la cenere la rabbia di generazioni di persone frustrate da un sistema che ha fatto orecchio da mercante. Sono i ragazzi del Jobs Act, sono i disoccupati e i poveri.  Quando calpesti chiunque con l’arroganza, con la boria e meni il torrone degli 80 euro non puoi stupirti del risultato. Quando ignori le istanze che ti vengono dalla società civile, dai ragazzi , dagli adulti, che insistentemente ti dicono che è più urgente una legge decente sul lavoro, sulla sanità, sul welfare e non la modifica della Costituzione, non puoi aspettarti nulla di diverso.

Il novismo di cui questa legge di riforma era intriso è lo stesso novismo che ci spinse nelle grinfie di Berlusconi e Bossi nel 1994, tra le braccia di Grillo nella storia recente. È un novismo sterile se si cambia giusto per il gusto di cambiare. È come quando basta essere giovani o donne per fare automaticamente cose buone per ispirazione divina in quanto portatori di date di nascita recenti o vagina. Basta che le cose siano nuove perché siano belle, buone e simpatiche. Altrimenti sei reazionario o, a seconda, anti – giovanile o anti femminile. Datemi…dateci pure dei vecchi, ma resto convinta che le cose vanno ponderare, pensate, che non è il problema del numero di parlamentari o senatori, ad esempio, ma della qualità degli stessi. Non ci sto a farmi dare della populista, dell’incompetente da chi ha votato sì solo perché, ad esempio, “velocizziamo tutto!!” quando in realtà di fronte alla ferma volontà di cambiare una legge, la cosa è stata tranquillamente fatta nell’arco di 15 giorni anche con questa costituzione.

Restano due emozioni contrastanti in me: l’amarezza di trovarmi in una vittoria con personaggi come Salvini e Brunetta, ma anche la convinzione che ho fatto la cosa giusta, dal mio punto di vista, piccolo e misero. So che questa è un’epoca che fa saltare tutto. Fa saltare gli schieramenti, moltiplica, complica e scompagina e le polarizzazioni, come in questo caso, necessarie su due posizioni nette, producono effetti paradossali, stomachevoli e indigesti. Ciò che cambia sono le ragioni che muovono verso una o l’altra polarizzazione.

Ora vedo quel 68% e sorrido perché intravedo una speranza. È una richiesta di coinvolgimento ulteriore, la voglia, la necessità, l’improcrastinabile urgenza di dire la propria.

Vedo il 59 % e so che al suo interno ci sono tanti come me, che continuano a credere in determinate istanze, in determinati sogni e auspico che si possa ripartire da questo perché la prossima volta si sia raggianti senza ombre di alcun genere.

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