Concepire nuovi alfabeti.

Amarti senza ritegno
senza pudore.

Tacere la mancanza che ho di te,
nelle notti sole,
nelle giornate lontane,
nell’esplorazione del mondo
o nella sua costruzione.
Fino alla rabbia di non poterti vivere come vorrei.

E spero
ti sia stupito,
di questa calma,
perché lo sai che mi brucia il fuoco.
Ma se è nuova strada
lo sia fino in fondo
e lo sia totalmente:
tornare ad essere io, nella fiducia in te e nella libertà che ho sempre voluto e che voglio dare.
Tu sai che sono qui, ma forse non sai che quel lato di colpa e pedanteria è ben lungi dall’essere mio,
perché non cadrò nella trappola della madre.

La mia natura è quella del fuoco che avvampa.
Ma è bene avvampare in altri modi.
È bello il fuoco che brucia i rami secchi,
non quello che distrugge i germogli in fiore.

E allora godo la gioia dei giorni previsti diversi,
perché, amore, tu sei fatto così:
imprevedibile è la tua natura,
e alle volte incomprensibile.
I nostri alfabeti hanno tanto da tradursi e traslitterarsi.
È la sfida dell’amarsi.
È la sfida dell’amarti.

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