Riguardarsi.

Rileggere quella conversazione
fatta in un’altra lingua, una lingua che nel tempo mi è diventata aliena,
dopo anni.
Riguardarmi mentre scrivevo con fatica quelle parole straniere.
Rivedere i pensieri fatti:
la tristezza provata per quella richiesta.
E dirgli che per lui spazio non ce n’era.

Era domenica e l’unica cosa che volevo in quel momento era essere tra le tue braccia.
Sentivo la tua mancanza:
sapevo che non ti avrei visto fino a chissà.
Non ci fu condivisione
nelle tue scelte di quei giorni.
Ma almeno ora so il perché.
Questi mesi, per te:
poco più di un incontro frequente.

Cancellare dalla memoria
il ricordo di quel momento,
che riemerse così dal nulla,
come nulla per me era stato.
Per te fu tutto.

Ed io sola so tutta la mia innocenza.

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