Neanche una lacrima

Non ho versato neanche una lacrima.
Non capisco perché.
Ho solo voglia di te.
Delle tue mani, del tuo respiro.
Ho voglia di dirti:
seguimi, amore, vieni con me…
andiamo…scappiamo insieme in un luogo dove lasciare tutto il passato lontano,
dove abbandonare la fanciullezza delle nostre case.
Ricominciamo tutto da capo.
Mi ami, un po’?
Mi ami, un po’?
Puoi credere ancora in noi?
Parlerai di ciò che ti manca?
Amami, P.
Amami ancora.
Amami di più.
Amami in modo nuovo.
Amami come non hai mai fatto prima.
Seguimi, amore.
Seguimi via da questo deserto
e torniamo quando il tempo sarà maturo per farlo…
Seguimi senza paura
Seguimi con fiducia…
Amami ancora, P.
Amami di più.

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…..

Credo che le parole non siano abbastanza per descrivere.
Non ci sono tante parole quante ne servirebbero a dare un senso compiuto a ogni dolore che sento in ogni cellula del mio corpo.
Ma capire, sapere, conoscerti ancora e vedere i tuoi occhi belli…quanto volevo stringerti a me e non lasciarti andare via mai più…
Ti amo e so quanto non poterti vivere, non poterti avere accanto a me mi sarà, per un tempo indefinito, insopportabile.
Ti amo e vorrei ancora quel tempo per costruire quell’albero tutto nostro.
Ti amo. E ancora non riesco a crederci.

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Eppure ti amo ancora

Eppure ti amo ancora.
Non c’è soluzione.
I tuoi occhi, le tue mani, i tuoi capelli
che accarezzavo come fossero di seta.

Neppure il tuo silenzio radicale anche davanti al mio dolore riesce a farmi dimenticare di te.
Un perché a tutto questo non me l’hai dato:
hai lasciato che il cuore mi si consumasse.

“Prendo atto”
e solo le mie lacrime sanno quando avrei voluto ancora te.
Bastava così poco.
Bastava poco per farmi tornare a te.
E’ l’agire.
E’ il dimostrare l’affetto, l’amore.
Bastava poco per dimostrarmi che mi sbagliavo.
Bastava chiedere scusa e agire per dimostrare…
Ma tutto questo nel mondo del mio cuore. Tutto questo nel mio desiderio.

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Oltre la tristezza…

Non mi permetterò di cambiare:
ho combattuto tanto per diventare appassionata e lanciarmi nell’essere così.
Mi sono smontata e ricostruita tante volte,
e non tornerà il gelo nel mio cuore
solo perché qualcuno non ha accolto le mie fragilità.
Ci sarà, da qualche parte nel mondo,
chi guardando il mio viso sicuro e spavaldo
si perderà nei miei occhi vedendo il pulcino impaurito del mio cuore
e ne avrà cura, affidandomi poi il suo,
vedendo quanto in fondo sia facile volersi bene.
Ci sarà chi ai miei silenzi darà risposte.
Non diventerò un tozzo di rancore,
perché non farò pagare a chi arriverà le ceneri di questo momento.
Ho tanta bellezza da dare…
e qualcuno deve avere il coraggio di interrompere
la catena del pagare dazio per gli errori di chi arrivò prima.

Questo cuore, che ancora ti appartiene,
non morirà quando si consumerà
questo sentimento per te.

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Ovviamente

Chiaramente il silenzio è tutto il mio.
Chiaramente la colpa è tutta la mia.
Chiaramente sono state cancellate dalla memoria le tre telefonate fatte nei giorni successivi a quell’unico e salva-coscienza contatto.
Chiaramente i miei neuroni sono abbastanza integri ancora, da sapere come stanno le cose…e quanto la volontà e l’affetto vero avrebbero risolto tutto in poche ore o lasciato andare in modo sereno e senza devastazione.
Ma non c’era la volontà di accogliere la fragilità, dall’altra parte…solo quella di annichilire e fare male. E l’affetto non dovrebbe voler fare del male.

E le mie parole di cuore e sentimento vanno al vento. Sono sempre tutte andate al vento.

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Fantasie

Litigavano di morte ogni volta. Era stato così dal primo momento. Un silenzio sospeso, una parola di troppo, un po’ di gelosia inconfessata. E diventava una continua lotta di supremazia che li sfiniva. E così, stanchi e sfiniti, si guardavano negli occhi, uno dei due sorrideva, l’altro accarezzava il suo viso, si chiedevano scusa e andavano avanti, più forti e compresi di prima. Due quindicenni in quelle guerre, ed era una rabbia assurda in quei casi. Ma mai ebbero dubbi che insieme erano una potenza, perché troppa strada avevano fatto per trovarsi e troppa inconsistenza c’era stata prima che si trovassero.
“Sei una stronza”, “sei una merda!”. No, non ci andavano leggeri. Non c’era eleganza posticcia nei loro litigi…che come niente diventavano “sei la persona più importante del mondo” “tu sei il sole del mio”. “Tornerai dal tuo girovagare?”, “Tornerò sempre, e tornerò per te, che sei la mia radice e la mia roccia”. “Sarò qui a coltivare i miei sogni che poi ti racconterò” “Non vedo l’ora di ascoltarli, e io ti racconterò i miei”. ” Mi manchi” “Mi manchi” “ti amo” “ti amo”.

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Dell’aver cura

Oggi è avvenuto dell’assurdo.
Sono passati cinque anni da quando una persona a cui ho voluto molto bene e che mi ha voluto molto bene non fa più parte della mia vita. E’ comparsa dal totale abisso della memoria e delle mie carte una lettera che mi inviò per avermi ancora al suo fianco. Una lettera di una dolcezza e di una attenzione rara che io avevo completamente rimosso dalla memoria. Sotto, la mia risposta scritta a mano: sprezzante, forte, decisa. Era un rifiuto totale ad una persona che mi stava dicendo che mi voleva bene, un bene radicale e che gli scavava dentro.
E’ stato un colpo allo stomaco: ho capito quelle sue parole solo oggi. Solo oggi ho capito fino in fondo cosa mi stava dicendo, ma allora ero presa da troppa boria, arroganza e istinto di libertinaggio per capirla. Un anno dopo quella stessa persona rifiutò il mio affetto, e non ho pronunciato il suo nome per due anni.
Comincio a pensare che quel conto non l’ho mai pagato, realmente. C’è un insegnamento che non avevo ancora colto e che adesso mi si palesa in un modo lapalissiano: bisogna aver cura di chi ci vuole bene, anche se non lo ricambiamo. All’epoca pensavo che me ne avesse combinate troppo per avere una speranza, ma quando mi trovai tra le braccia di un’altra persona, braccia di stima e sensualità, ma non d’amore, il suo ricordo era più che vivo. Gli chiesi di riconquistarmi di non lasciarmi andare così, ma quelle parole morirono nella mia bocca.
Non ho mai capito il suo dolore fino ad oggi, troppo presa dal mio dolore e dalle mie cose da fare.
Afrodite mi ha insegnato ad amare. Afrodite mi ha tolto l’amore. Afrodite mi ha punito di quel male fatto ad uno dei suoi figli e adesso mi implora di imparare davvero.

Non sarò mai più arrogante. Avrò rispetto totale di chi mi vuole bene…anche se quel bene io non lo ricambio. E avrò coraggio…lo stesso coraggio che quella persona dimostrò nel dirmi che mi voleva bene anche se io ero stata chiara sul fatto che ormai speranze non ve ne erano più.
Ora bisogna solo capire qual è l’atto più coraggioso da compiere…

ps. Ovunque tu sia in questo momento, qualunque sia la ragazza che ti cinge le braccia al collo, è una donna fortunata. Hai un coraggio grande. Spero tu sia rimasto quell’uomo che eri o che sia diventato ancora più in gamba di allora. Grazie di ogni momento bello. Grazie di avermi voluto così bene. Noi due non ci capivamo e ce ne combinammo parecchie, e saremmo scoppiati prima o poi. Ma ho dei ricordi bellissimi, e adesso ho fatto pace anche con nostra fine. Grazie di quelle parole. Grazie di quell’affetto.

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