Ovviamente

Chiaramente il silenzio è tutto il mio.
Chiaramente la colpa è tutta la mia.
Chiaramente sono state cancellate dalla memoria le tre telefonate fatte nei giorni successivi a quell’unico e salva-coscienza contatto.
Chiaramente i miei neuroni sono abbastanza integri ancora, da sapere come stanno le cose…e quanto la volontà e l’affetto vero avrebbero risolto tutto in poche ore o lasciato andare in modo sereno e senza devastazione.
Ma non c’era la volontà di accogliere la fragilità, dall’altra parte…solo quella di annichilire e fare male. E l’affetto non dovrebbe voler fare del male.

E le mie parole di cuore e sentimento vanno al vento. Sono sempre tutte andate al vento.

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Fantasie

Litigavano di morte ogni volta. Era stato così dal primo momento. Un silenzio sospeso, una parola di troppo, un po’ di gelosia inconfessata. E diventava una continua lotta di supremazia che li sfiniva. E così, stanchi e sfiniti, si guardavano negli occhi, uno dei due sorrideva, l’altro accarezzava il suo viso, si chiedevano scusa e andavano avanti, più forti e compresi di prima. Due quindicenni in quelle guerre, ed era una rabbia assurda in quei casi. Ma mai ebbero dubbi che insieme erano una potenza, perché troppa strada avevano fatto per trovarsi e troppa inconsistenza c’era stata prima che si trovassero.
“Sei una stronza”, “sei una merda!”. No, non ci andavano leggeri. Non c’era eleganza posticcia nei loro litigi…che come niente diventavano “sei la persona più importante del mondo” “tu sei il sole del mio”. “Tornerai dal tuo girovagare?”, “Tornerò sempre, e tornerò per te, che sei la mia radice e la mia roccia”. “Sarò qui a coltivare i miei sogni che poi ti racconterò” “Non vedo l’ora di ascoltarli, e io ti racconterò i miei”. ” Mi manchi” “Mi manchi” “ti amo” “ti amo”.

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Dell’aver cura

Oggi è avvenuto dell’assurdo.
Sono passati cinque anni da quando una persona a cui ho voluto molto bene e che mi ha voluto molto bene non fa più parte della mia vita. E’ comparsa dal totale abisso della memoria e delle mie carte una lettera che mi inviò per avermi ancora al suo fianco. Una lettera di una dolcezza e di una attenzione rara che io avevo completamente rimosso dalla memoria. Sotto, la mia risposta scritta a mano: sprezzante, forte, decisa. Era un rifiuto totale ad una persona che mi stava dicendo che mi voleva bene, un bene radicale e che gli scavava dentro.
E’ stato un colpo allo stomaco: ho capito quelle sue parole solo oggi. Solo oggi ho capito fino in fondo cosa mi stava dicendo, ma allora ero presa da troppa boria, arroganza e istinto di libertinaggio per capirla. Un anno dopo quella stessa persona rifiutò il mio affetto, e non ho pronunciato il suo nome per due anni.
Comincio a pensare che quel conto non l’ho mai pagato, realmente. C’è un insegnamento che non avevo ancora colto e che adesso mi si palesa in un modo lapalissiano: bisogna aver cura di chi ci vuole bene, anche se non lo ricambiamo. All’epoca pensavo che me ne avesse combinate troppo per avere una speranza, ma quando mi trovai tra le braccia di un’altra persona, braccia di stima e sensualità, ma non d’amore, il suo ricordo era più che vivo. Gli chiesi di riconquistarmi di non lasciarmi andare così, ma quelle parole morirono nella mia bocca.
Non ho mai capito il suo dolore fino ad oggi, troppo presa dal mio dolore e dalle mie cose da fare.
Afrodite mi ha insegnato ad amare. Afrodite mi ha tolto l’amore. Afrodite mi ha punito di quel male fatto ad uno dei suoi figli e adesso mi implora di imparare davvero.

Non sarò mai più arrogante. Avrò rispetto totale di chi mi vuole bene…anche se quel bene io non lo ricambio. E avrò coraggio…lo stesso coraggio che quella persona dimostrò nel dirmi che mi voleva bene anche se io ero stata chiara sul fatto che ormai speranze non ve ne erano più.
Ora bisogna solo capire qual è l’atto più coraggioso da compiere…

ps. Ovunque tu sia in questo momento, qualunque sia la ragazza che ti cinge le braccia al collo, è una donna fortunata. Hai un coraggio grande. Spero tu sia rimasto quell’uomo che eri o che sia diventato ancora più in gamba di allora. Grazie di ogni momento bello. Grazie di avermi voluto così bene. Noi due non ci capivamo e ce ne combinammo parecchie, e saremmo scoppiati prima o poi. Ma ho dei ricordi bellissimi, e adesso ho fatto pace anche con nostra fine. Grazie di quelle parole. Grazie di quell’affetto.

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In mezzo alla gente

Sto vivendo
Tanto
Con gli amici
In queste notti d’estate

Ma questa doveva essere la nostra estate
Il nostro tempo di felicità….

E queste sere passano nell’oscillazione tra gioia e malinconia
E in questo mi si stringe il cuore.

Spero tu stia bene

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2 agosto 2017 – Sapere del vivere

Mio padre aveva 25 anni il 2 agosto 1980. Era su un treno che percorreva il tragitto da Milano a Bari. Aveva 25 anni e io certamente non ero nei suoi progetti né tanto meno nei suoi pensieri. Quel giorno passò da Bologna, poche ore prima che una bomba uccidesse 85 persone. Una bomba i cui mandanti ancora non ci sono e i cui esecutori (che continuano a dichiararsi innocenti) sono fuori di galera.
Ogni 2 agosto non posso fare a meno di pensare che la morte gli è passata vicinissima. Io non c’ero, ma in qualche modo ero lì. E in qualche modo quel giorno, forse avrei potuto smettere di esistere ancora prima di essere pensata. La cosa a tratti mi sconvolge. Sarà per questa consapevolezza di esistenza potenzialmente inesistente che spesso guardo e riguardo i filmati, leggo e rileggo le notizie delle stragi: è sempre tutto così illogico dalla parte delle vittime. E’ tutto incredibilmente casuale. Nella scelta del fato tra chi vive e chi muore, tra chi quel giorno potrà raccontarlo lievemente ferito o fatto a pezzi. La cosa più terribile è che quel fato, come molti altri fati, venne pianificato da menti che non possono essere definite folli: sapevano perfettamente ciò che facevano….e lo fecero, dando esattamente la morte. Si fecero Dio. Continuano a considerarsi Dio. E allora….quei fati non sono più tali, se non in una misura contingente.
Le mani sporche di sangue di chi inviò quelle bombe restano ancora a controllare i fati di questa terra. E la rabbia che mi prende alla bocca dello stomaco si fa spezzante. E l’idea dell’impotenza mi devasta.
Quando passai da Bologna, molto tempo fa, avevo ancora paura. Come se da un momento all’altro quel fato si potesse abbattere. I toni bruschi di mio fratello ebbero, come al solito, l’effetto di farmi ritornare in me.
C’è una sottile linea d’ombra che attraversa la vita e la morte. Io la sento sempre e mi attraversa l’anima tentando (e spesso fallendo miseramente) di ricordarmi sempre ….”Vivi…non aver paura…combatti per te e per gli altri…ma vivi…non peccare d’orgoglio, ma guardati allo specchio e ama, rispetta e pretendi rispetto per ciò che vedi…poi vivi”.

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Chi sono (parte 1)

Non voglio essere ricca. Non voglio immolarmi per il lavoro. Non me ne faccio nulla di mille oggetti, borse, scarpe, vestiti e altro.
Voglio un lavoro da amare, le passioni da perseguire , quali viaggiare, andare a teatro, al cinema, a ballare, leggere, curiosare.
Ma so bene che quando si tratta di dare delle priorità l’amore, l’amicizia, l’affetto e le persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene, vengono prima. Non inseguo chi sceglie di non volermi bene, di non manifestarlo.
Voglio sapere quando sbaglio, nella certezza che se mi vuoi bene davvero me lo saprai dire. Perché chi ci ama, chi ci vuole accanto ci dice quando sbagliamo. Ma ho difficoltà a dire quando qualcosa mi fa del male: ho sempre il timore di ledere la.l libertà dell’altro/a e questo è un problema. Sto facendo sforzi per imparare. Ho solo bisogno di tempo. Avevo solo bisogno di comprensione.
Non giudico le vite degli altri: sono troppo impegnata con la mia.
Ho mille difetti. Ma anche tanti pregi. E ne valgo la pena. Valgo qualunque sforzo, attesa, passione.
Mi merito ciò che dono. Niente di meno.

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Senza titolo

Finalmente è giunta la rabbia,
quella grande, quella furente,
quella che ti fa sbattere le mani sul volante
facendoti male
mentre ascolti una canzone che ti scatena
tutto il dolore.
E urli, e arrivi a dimenarti:
intanto dentro esplode tutto.
Questi mesi, quelli prima
fatti di non voglia di capire.
Forse dovresti fermarti,
ma il piede preme sull’acceleratore.
Non morirò oggi. Non morirò domani. Non morirò su questa strada sterrata fatta di curve a gomito.
Ma so ora, chiaro come il sole,
che non mi merito questo silenzio,
non mi merito questo male,
non mi merito il modo in cui sono stata abbandonata.
Neanche non valessi niente.

Ti amo di un amore folle e disperato,
ti vorrei ancora qui.
Ma voglio farti davvero vedere chi sono
chi sono tutta intera,
non solo la dolcezza,
che hai preso e massacrato
sotto un mare di indifferenza.

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